Marcello Corti Marcello Corti

Una community nata dalla musica

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Una community che ruota attorno alla musica?

Mi sono reso conto di avere una piccola community che ruota attorno alla mia semplice attività musicale: un gruppo di persone che vive con costanza ed intensità le esperienze proposte dalle associazioni con cui collaboro. Sono persone con interessi differenti, che provengono da territori a volte lontani tra loro e che hanno vite radicalmente differenti: dallo studente di Liceo Musicale all’appassionato di Musica, dal Professionista al dilettante, dall’adulto al giovane, l’interesse che la mia maniera di fare musica suscita nelle persone è trasversale.

Una community che ruota attorno alle emozioni

A volte penso di star sbagliando tutto. Mi capita di pensare che il rapporto estremamente aperto e comunicativo che ho con i ragazzi, il vlog, l’estrema esuberanza che tengo durante i concerti, l’imbarazzante disinvoltura con cui parlo in pubblico e certe volte mi emoziono, appunto, siano degli errori. A volte penso di dover rientrare negli schemi, di dover aderire alle aspettative del pubblico e del mercato. Penso addirittura che questa maniera trasparente di vivere la mia professione possa in qualche modo danneggiare la mia attività musicale.

Eppure capitano degli avvenimenti che mi convincono a continuare su questa strada di semplicità, di sincerità e di comunicazione. Sono eventi piccoli e preziosi, come semplici parole, semplici gesti, alle volte impercettibili, che però lasciano un puntino indelebile nella mia memoria.

Qualche ricordo, qualche segreto, qualche sorriso

Come quel signore che conosco da anni, che quasi chiamo per nome e che spesso mi critica in maniera schietta: è lo stesso signore che ho sorpreso in lacrime durante il mio ultimo concerto. O come quel ragazzo, sedici anni di ormoni impazziti, che mi ha confessato di essersi commosso mentre ringraziavo la mia banda per l’ottimo lavoro.

O quell’anziano, impacciato ed incespicante, mai visto prima in vita mia, che durante la splendida esibizione di una formazione di eccellenza, mi ha raggiunto sugli spalti, mi ha ringraziato per il concerto che avevo appena concluso e se ne è andato ignorando bellamente chi si stava esibendo di fronte a noi.

Sto sbagliando tutto, è chiaro. Però resto fermo nella convinzione che valga la pena perfezionare un fraseggio molto più che aumentare il tempo di esecuzione; continuo a credere che sia necessario fare concerti e non concorsi, che sia indispensabile comunicare la bellezza del fare musica senza stereotipi e senza luoghi comuni. Credo che l’esperienza musicale non debba essere una punizione. Non lo deve essere per i professionisti, figuriamoci per gli amatori.

E’ questo il fondamento della mia piccola community: il mio errore.

 

 

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