Marcello Corti Marcello Corti

Musicista senza lavoro?

Una quarantena fatta di frustrazione, disoccupazione e noia: cosa sto facendo per vivere.

Il CoronaVirus ha fin da subito bloccato completamente l’attività culturale in tutto il paese: dal Teatro alla Scala di Milano alla Banda Sociale Meratese, l’attività si è fermata. ‘A livella. Sono migliaia i professionisti della musica che non hanno un lavoro. Io pure, sono in questa condizione, sebbene l’insegnamento mi abbia portato ad una certa stabilità se non altro finanziaria.

Dal punto di vista professionale sono completamente fermo. Dal 23 Febbraio, data del lockdown e del Concerto che avremmo dovuto tenere a Varese con la Giovanile ANBIMA Lombardia, non sto facendo niente: né prove né concerti. Tanti colleghi si sono organizzati in maniera originale con concerti in diretta, lezioni online aperte e addirittura concerti in sale digitali con acquisto di biglietto. Purtroppo la mia disciplina prevede intrinsecamente la presenza fisica di terzi. Le mani, la bacchetta, non hanno suono.

Fare musica mi manca: credo di non aver mai vissuto un momento così avvilente come questi giorni di quarantena. Ho provato a sostituire la gioia e la voglia di fare musica con la fruizione passiva di contenuti: La Concert Hall dei Berliner, le milioni di ore di concerti disponibili su Youtube, le grandi registrazioni; tutti questi palliativi però non hanno il valore umano e intellettuale del fare musica. Il gusto vero del dirigere sia simile a risolvere un sudoku: l’arricchimento non sta nel risultato, ma nel processo.

La crescita umana e musicale avviene grazie al delicato equilibrio di scelte prese durante la concertazione. E’ così che in questa situazione manca il cibo principale per la mia mente: non i concerti ma la concertazione. La mancanza di nutrimento intellettuale è forse il lato meno problematico della medaglia. In quarantena manca anche il nutrimento fisico: se un musicista non lavora, non mangia. Un settore è completamente fermo e rimarrà così ancora per diverso tempo. Cosa non sto facendo e cosa sto facendo per superare la reclusione senza perdere il (poco) senno?

Cosa non sto facendo?

In questi giorni oltre a non praticare musica, non riesco nemmeno a fare quella che sarebbe stata l’attività perfetta durante il lockdown: la pianificazione. Lo Stage Estivo ANBIMA Lombardia, l’attività della Giovanile e dell’Orchestra Agnesi, una nuova collaborazione con la Scuola Suzuki di Osnago, il Festival Agnesi, il Santa Vittoria Music Camp: tutto è come sospeso in un limbo di incertezza. Non riesco a trovare la forza di programmare qualcosa che potrebbe facilmente non avere luogo.

La possibilità che un evento non si realizzi, anche se in un tempo molto lontano, ha completamente prosciugato le mie energie di programmazione. Vivo nell’attesa di sapere quando si interromperanno le misure di quarantena di modo da potermi gettare finalmente nella realizzazione di qualcosa di concreto. Fino ad allora è come se tutto fosse surgelato, immobilizzato in un’attesa fatta di todo list lasciate in sospeso e task a breve termine chiuse in un’agenda.

Non riesco a leggere e non riesco a guardare film o serie. Già prima queste attività erano marginali per il poco tempo a disposizione. Per assurdo in questi giorni dove il tempo abbonda, non riesco a trovare serenità nella lettura e nel cinema. Mi rendo conto che, aperto un libro o iniziata una serie, la mia mente dopo poco comincia a pensare a tutto quello che non sto facendo: concerti, lezioni, conferenze. Ed immediatamente cado in uno stato di frustrazione e di apatia.

Cosa sto facendo?

lavoro in quarantena

Mi sono però riavvicinato alla produzione di video: lo ho fatto in maniera sorprendente ed inaspettata. Tutte le mie energie si sono da subito riversate sulla didattica a distanza ed in particolare sulla produzione di alcuni semplici ed approssimativi video divulgativi che ho messo sul canale Youtube. Montare video, costruire un racconto con immagini e suoni, è qualcosa di artigianale e di intellettualmente soddisfacente. Questa quarantena mi ha fatto riprendere in mano la Canon per di nuovo poter comunicare ai miei quattordici iscritti. Pochi, certamente, ma più che buoni.

La vita mi ha quindi sorpreso: Mama-o, un centro per la prima infanzia con sede a 30 metri da casa mia, mi ha proposto una splendida collaborazione. Sto lavorando alla creazione di dieci video per bambini da 18 mesi a 6 anni. La gioia di avere un lavoro è grande quanto la gioia di confrontarsi con qualcosa di nuovo: un linguaggio, un pensiero ed una narrazione mai sperimentati prima. Ho passato quattro giorni di produzione intensissimi: scrivo storie, registro la mia voce, poi videoregistro me stesso e monto con amore e passione ogni singolo episodio. Mi sono davvero sentito rinascere.

Ho la fortuna di avere un amico nerd a pochi passi da casa mia. Riccardo è forse la persona con cui ho parlato di più in questi giorni di clausura. Parliamo delle future eventualità, di possibili progetti, di sogni e di idee: facciamo grandi e grasse sessioni di brainstorming. Il Brainstorming è una delle mie attività preferite: idee che fluttuano, tutte giuste, tutte belle, tutte degne e emozionanti, senza limiti. Ho cominciato a scriverle tutte e ne ho un blocchetto pieno: appena tutto ricomincia a muoversi, dovrò cominciare a correre.

L’unico libro che riesco a leggere è Beyond Talent. I romanzi, la narrativa e la saggistica musicale non riescono ad occuparmi la mente quanto vorrei: i pensieri vanno sempre a tutti gli impegni lavorativi annullati, e quindi direttamente alla frustrazione. Beyond Talent invece è tra i manuali che più preferisco e che più riesce a riportarmi verso una realtà fatta di azioni. Non ho mai parlato di questo testo e forse dovrei farlo in un articolo a parte. E’ però una delle letture più utili che un musicista freelance possa mai fare. Si trova su Amazon in formato cartaceo ma anche in digitale. Straconsigliato.

Infine voglio scrivere. Non so né di cosa, né quando e nemmeno perché. Però voglio farlo. Scrivere testi, scrivere musica e far tornare vivo questo blog.

Cosa vorrei fare?

Ci sono due attività che vorrei implementare durante questa quarantena. Mi sono reso conto di aver la necessità di parlare con le persone: interminabili telefonate con i miei genitori e con amici che non vedevo da una vita sono state le emozioni più grandi di questa reclusione forzata. Vorrei riscoprire una serie di legami umani che, avvolto dal trantran quotidiano, non ho mai potuto coltivare. Ho fatto una amabilissima conversazione con una mia amica oboista che, anziché sfociare in una lezione sull’oboe, è diventata una gradevolissima chiacchierata sulla vita. Ho avuto modo di aprirmi a colleghi e di farmi incuriosire dal loro pensiero. Mi sono scoperto più attento al pensiero degli altri.

La verità è che in questa quarantena non stiamo bene, non sto bene. Soffro la solitudine, la mancanza di novità, di emozioni, soffro la rassegnazione e la noia. La vera sfida per me è riuscire ad arrivare alla fine di una giornata senza essermi trascinato. La vera sfida è mettermi a dormire dopo diciotto ore di cose dicendo a me stesso: “Che bella giornata! Quante cose belle che ho fatto”.

Share Post :

More Posts