Marcello Corti Marcello Corti

Suonare insieme o suonare contro?

In isolamento una dei più grandi salvagenti che ho trovato per la mia salute mentale sono le forme musicali circolari. La Chaconne di Bach, infinite variazioni su La Follia (Corelli, Vivaldi, Marais) ma in particolare la Passacaglia di Händel sono tra gli ascolti più frequenti che faccio.

Ho ascoltato profondamente diverse registrazioni della Passacaglia di Händel, appunto, ma nella versione di Halvorsen ed ho trovato due esecuzioni che mi hanno fatto riflettere su quanta sia sottile e impercettibile la differenza tra il suonare insieme ed il suonare contro.

Questa mattina il feed di Youtube mi ha suggerito la versione di Stjepan Hauser e Lana Trotovsek. I due musicisti, violino e violoncello, danno una lettura incredibilmente compatta: si sente che hanno preparato insieme il brano, che alle spalle dell’esecuzione c’è un minuzioso lavoro di preparazione ed un pensiero musicale tutt’altro che superficiale. Vi metto la registrazione qui sotto.

Subito dopo ho ascoltato una versione eseguita da Sun Jae Oak e Hayang Park. Una lettura completamente diversa ma altrettanto curata sotto tutti gli aspetti tecnici. Vi incorporo il video qui sotto di modo che possiate fare un confronto senza perdervi in Youtube (anche perché Perlman e Zukerman sono dietro l’angolo).

I due esempi che questa mattina mi hanno rubato tempo, mi hanno fatto fare due riflessioni molto semplici. In primo luogo la passacaglia Hauser-Trotovsek è registrata male: la resa del suono è artificiosa a causa di un riverbero posticcio. Si percepisce già senza cuffie. Inoltre il riverbero valorizza in maniera eccessiva gli armonici gravi del violoncello e la risonanza del suono nella cassa armonica. Il suono di Sun Jae e Hayang invece è di bassa qualità ma senza post-produzione: si percepisce l’evidente fruscio del microfono ma il loro suono è così come lo spazio ci permette di percepirlo.

Ma la più grande differenza tra le due esecuzioni è che nel secondo video i due solisti suonano insieme: la loro intenzione è una. Il loro lavoro è al servizio della musica: non sono due musicisti, ma uno solo. Una visione di intenti talmente equilibrata, talmente bella, talmente classica, proporzionata ed elegante da lasciare senza parole. L’equilibrio emerge perfettamente dall’inizio alla fine dell’esecuzione anche nei punti più delicati: la variazione con tema accordale pizzicato al violino, semplice ma non per questo ovvia, è l’esempio più immediato del loro equilibrio.

La prima versione al contrario mi ha lasciato in bocca un amaro che dapprima non riuscivo a spiegarmi. Ho cercato di esprimerla in parole: i due solisti non stanno suonando insieme, ma contro. La loro esecuzione tecnica splendida non è unica, omogenea e compatta. I ruoli non sono pari: il violoncello emerge chiaramente da una competizione che non avrebbe mai dovuto avere luogo. La stessa variazione di cui sopra, quella del tema accordale, è ad esempio completamente sbilanciata a favore del cello. La lettura musicale è omogenea, saggia e densa di spunti musicali straordinari: tutte le scelte agogiche sono davvero splendide e ottimamente realizzate. Ma questo non basta ad ottenere una lettura che sia veramente unica.

Influisce anche la regia video: la videocamera si incaponisce sui singoli musicisti invece che darne un panoramica completa. Il regista inquina e disturba la nostra percezione facendoci concentrare ora sul violino, ora sul violoncello, ora sul ciuffo svolazzante e scomposto del violoncellista. Non siamo liberi di gestire autonomamente il nostro sguardo ma siamo vincolati alla visione stereotipata e tamarra di un uomo probabilmente non uso all’ascolto contemplativo e profondo della musica.

Ho voluto confrontare la regia tra questa versione e la splendida registrazione di Julia Fischer e Daniel Muller-Schott. Le inquadrature sono le stesse del primo video: frontale, di spalle, sopra l’orchestra, dal sotto e sui visi. Il regista in questo caso tiene inquadrature molto lunghe: ci sono cambi di camera a distanza di 15 o addirittura 20 secondi. Nella registrazione di Stjepan Hauser e Lana Trotovsek invece i cambi scena sono molto più frenetici e durano a volte meno di un secondo. Il mio occhio non ha nemmeno tempo di scegliere dove guardare in meno di un secondo!

Ora, la riflessione sarebbe fine a se stessa se in tutto il mondo non si stesse parlando del futuro digitale della musica dal vivo. Opera in streaming, concerti registrati, abbonamenti a teatri online: tutto bellissimo ma a quanto pare tutto pericolosissimo. Non voglio che la mia fruizione musicale sia filtrata da un tecnico del suono e da un regista.

Tutto questo discorso è riassumibile nelle poche e taglienti parole di un commento che ho trovato sotto il primo di questi tre video: Honestly I felt more sexual tension in the Perlman/Zukerman version 😅

Buon 1 maggio a tutti!

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