Marcello Corti Marcello Corti

Cosa ho imparato da Bosso

E’ morto Ezio Bosso.

Bosso è stato per me illuminante nella sua maniera di concepire la musica, la direzione e la vita. Bosso viveva per la musica, viveva nella musica. Il rispetto per la composizione, per il compositore, la sua immensa etica interpretativa, fondata su un pensiero critico profondo e umile, la sua conoscenza ed il suo studio innocente della partitura sono tre grandi furti che cerco di perpetrare nei suoi confronti. Inoltre la sua idea di un’orchestra non formata da gelidi operai, ma di persone vive, di sensibilità differenti ma partecipi, è splendida e potente: sim-patia in musica.

La bellezza della vita e della musica si fondono grazie al zusammenmusizieren, al suonare insieme: con semplicità e umiltà, il musicista è uomo al servizio dell’arte e al servizio del bello. Forse ce ne dimentichiamo, abbagliati dai lustrini o distratti dalla nefasta materialità della nostra professione. Per fortuna lo spirito ogni tanto riesce a riemergere dal mare della vita.

La sua figura è sempre stata divisiva. Il dibattito tra coloro che lo ritengono un grande musicista e coloro che al contrario ritengono che sia grande soltanto grazia alla sua malattia, è talmente obsoleto da essere stato risolto numerosi anni addietro dal tagliente Settembrini in un romanzo di Mann.

E’ ovvio: “anche io preferisco un malato intelligente ad un tisico imbecille”.

Mi sarebbe piaciuto incontrare Ezio Bosso. Sit tibi terra levis

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